Alfetta GTV Turbodelta

Alfetta GTV Turbodelta

E’ stato il primo modello turbocompresso dell’industria automobilistica italiana. E ovviamente la prima Alfa Romeo.
 
Alfetta GTV Turbodelta.
 
Realizzata in vista dell’omologazione sportiva, fu ampiamente utilizzata con successo nelle corse.

La versione stradale, con 150 cavalli, non era molto più potente di una GTV 2.0 aspirata da 130, ma le prestazioni cambiavano radicalmente. Il motore, eccezionalmente elastico, la rendeva più rapida di tutte le dirette concorrenti.
Non vi erano altre modifiche ad esclusione della caratterizzazione estetica (cofano nero e fascia laterale).
Costruita in soli 400 esemplari.
Vector W8

Vector W8

Vector W8.
 
Altra meteora, durata dal 1989 al ’93.
Pochi esemplari venduti e motore V8, di lontana derivazione Chevrolet, con doppio turbo per 625 cavalli e ben 87 kgm di coppia motrice.
Una linea non raffinata ma senz’altro impressionante.
Vector W8

100% americana (californiana, per essere precisi) e si vede: in quel periodo negli Stati Uniti erano in voga le macchine electronic-feeling, effetto visibile soprattutto negli interni, a cui quest’auto abbinava delle sembianze da aereo stealth, a cui rimandava anche la leva del cambio automatico, posta a sinistra del sedile guida, analogamente alla manetta degli aerei da caccia.
Anche la strumentazione ricordava da vicino quella dei velivoli militari.
Vector W8

Provata in versione definitiva nel 1990 dalla rivista Road and Track, ebbe un buon giudizio generale e registrò accelerazioni al livello della contemporanea Ferrari F40 (4,3 secondi sullo 0-100).
La velocità massima invece, dichiarata in 350 orari e dunque superiore a qualsiasi rivale, non fu verificata per problemi alla carrozzeria.
 
Quando la proprietà passò di mano presso l’indonesiana Megatech, all’epoca proprietaria della Lamborghini, la W8 ebbe un’erede (la M12, qui sotto) con motore italiano.

Scomparve senza provocare lacrime.
Vector M12
La macchina nera

La macchina nera

the-car

Il più inquietante film horror a 4 ruote a me noto.
"The car", conosciuto in Italia come "La macchina nera".
Affascinante auto di fantasia, probabilmente ricavata dalla Lincoln Continental III.

Cizeta Moroder V-16T

Cizeta Moroder V-16T

Nata ben prima di essa, somiglia molto a una Lamborghini Diablo e forse per questo non ebbe il successo sperato.
Disegnata anche questa da Gandini, a quattro mani con il suo creatore Claudio Zampolli, è una Cizeta Moroder V16T.
Basava le proprie ambizioni sul motore 16 cilindri 6 litri, ma incrociò la fase discendente del boom delle supercar a fine anni Ottanta.
Risulta ancora disponibile la costruzione su richiesta.

Cizeta Moroder V-16T

Cizeta Moroder V-16T

L'abitacolo di un esemplare definitivo.

Il nome deriva da quello dei suoi fondatori, il secondo dei quali, Moroder, era il celebre compositore, poi ritiratosi dal progetto.

MCA Centenaire

MCA Centenaire

Un’altra meteora fra le supercar del boom anni Ottanta. Era la MCA (MonteCarlo Automobiles) Centenaire.
Ideata dall’ex pilota Fulvio Maria Ballabio, sviluppata dall’ing. Chiti e dotata di un sofisticato telaio monoscocca, montava il motore della Lamborghini Countach.

MCA Centenaire

MCA Centenaire
Era prevista la sovralimentazione del motore per portarlo a 720 cavalli e la costruzione di 100 esemplari; ne vennero ultimati solo 5.
Ironia della sorte, dette luce a tanti modellini realizzati dalla Bburago.

Burago Centenaire